Presentazione - Mostra Fotografica Fratello Sole Sorella Luna

Vai ai contenuti

Menu principale:

Presentazione

L’affermazione di Dostoevskij: ‘il mondo sarà salvato dalla bellezza’ non è una constatazione esaustiva in sé stessa, ma l’inizio di una ricerca, quasi una provocazione, che partendo da un assunto, si dirama in una serie di percorsi di estetica, di tracce, quasi come la diaspora di un fiume all’estuario, prima di liberarsi in mare.
La ricerca dell’autrice si focalizza sul bello in San Francesco, e si dipana intorno a tre interrogativi di fondo che sostengono l’intero percorso dialogico della mostra: cosa sia la bellezza; quale bellezza; perché la bellezza.
Il Cantico di Frate Sole, o delle Creature, rappresenta la visione di San Francesco della bellezza, del suo assoluto, della sua origine ontologica: la bellezza che il Creatore ha infuso nel creato, come specchio del Suo volto misericordioso e come matrice di tutte le forme di bello che da essa procedono. Il Santo Francesco espresse questa visione in immagini sublimi in questa che è la prima poesia apparsa in lingua italiana, e nella quale lo sguardo profondo dell’autore contempla il Creato. Frate Francesco la compose nel 1225, mentre si sentiva prossimo a morire e quasi cieco e tuttavia traboccante di quella gioia che non lo aveva lasciato, poi che aveva ritrovato il volto del Creatore, riflesso nella creazione. 
Le opere fotografiche che illustrano il Cantico e compongono la mostra, seguono con rigore filologico il percorso tracciato da Francesco, ma soprattutto si concentrano nel fermare quegli attimi in cui le varie componenti dell’immagine (luci, colori, elementi compositivi) sembrano trasmettere una vi-sione sospesa, in cui confluiscono tutti i diversi θυμοί di una realtà naturale, per creare, nel silenzio, quell’armonia, in cui si riconosce la natura infinitamente amorevole della sua matrice.
Bellezza rarefatta, dunque, ma infinitamente concreta: gli scatti suggeriscono allo spettatore quello che all’occhio è nascosto sì dalla frenetica accelerazione della vita esistenziale, ma anche dall’adattamento e dalla assuefazione dello sguardo a un ambiente sfregiato dalle ragioni del lucro, dalla distruzione indiscriminata, da un’economia vandalica o dal mero gusto del kitsch.
Nell’indagine filologica dell’autrice il bello e il vero si fondono in una continua ricerca di quella particolare bellezza della natura, quale essa si dovette presentare a San Francesco, e si svelano nell’armonia e nel contrappunto di note consonanti.
Il percorso narrativo rifugge la tendenza contemporanea della fascinazione di immagini ispirate al sensazionale e allo straordinario, immagini sicuramente aliene all’habitus francescano.
Vibrazioni di luce, increspature di onde, colori che appaiono nel fuggevole spazio di un attimo, la cascata di stelle in una notte tersa, suggestioni grafiche della struttura degli alberi nella nebbia: queste sono le immagini che ricompongono lo splendore del mosaico della natura francescana.
Sant’Agostino ci dice: “Non appare a chiunque è dotato compiutamente di sensi questa bellezza? Perché dunque non parla a tutti nella stessa maniera? (…) Gli uomini, però, sono capaci di fare domande, per scorgere quanto in Dio è invisibile e comprenderlo attraverso il creato. (La bellezza) per l’uno è muta, per l’altro parla; o meglio, parla a tutti, ma solo coloro che confrontano questa voce ricevuta dall’esterno, con la verità nel loro interno, la capiscono.” E più oltre: “Tardi ti amai bellezza così antica e così nuova. Tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo.”
Guardando al creato come specchio del Volto del Creatore, si scopre una dimensione diversa della bellezza: la materia di cui la bellezza è fatta è amore. Deus Charitas est. Dall’amore scaturisce la MISERICORDIA, dalla Misericordia la speranza. Questo è il senso delle lasse nove, dieci, e undici del cantico, (Laudato si’ mi’Signore per quelli ke perdonano per lo tuo amore e sgg) e in sostanza di tutto il Cantico. Anche Dante rifletteva che chi ‘avesse in Dio ben vista questa faccia’ (questo volto) avrebbe capito che ‘la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a Lei’. Da lì aveva ‘fior nel verde’ la speranza di riconseguire ‘l’Eterno Amore’.

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu